Domande2018-10-31T17:58:08+00:00

Domande frequenti

Vorrei sapere se vale la pena salvare un dente oppure non succede nulla se rimango con uno spazio vuoto…2018-12-09T14:52:58+00:00

La perdita di una parte anatomica si chiama mutilazione anche nel caso di un “semplice” dente. Nella nostra vita sociale usiamo i denti non solo per triturare il cibo, ma anche (e forse soprattutto) per sorridere, presentarci integri, giovani e forti, per esprimerci bene con le parole senza difetti di pronuncia, per mantenere il nostro viso giovane e senza cambiamenti d’aspetto (basti pensare ai profondi mutamenti di fisionomia di chi ha perso i denti). Per un dente “del sorriso” tutto questo è facile intuirlo, ma anche la perdita di uno o più denti posteriori “fuori vista” ha effetto su tutti gli altri denti, portando a inclinazioni e all’usura anche dei denti anteriori – che normalmente non si consumano proprio perché protetti funzionalmente dai molari. Salvando un dente, oppure sostituendolo in tempi brevi, questi cambiamenti vengono evitati o minimizzati. Se si lascia che abbiano luogo assestamenti importanti potrebbe risultare poi molto difficile porvi rimedio.

Sento caldo e freddo sotto ad una vecchia otturazione. Cosa può significare?2018-12-09T14:52:19+00:00

Potrebbe essersi infiltrata nuova carie lungo i bordi della vecchia otturazione, ormai non più in grado di sigillare perché il materiale e l’adesivo con gli anni tendono a degradarsi. Oppure il dente potrebbe essersi incrinato. Una ripresa della carie tra otturazione e dente può provocare sensazione dolorosa ai cibi dolci e al freddo. La carie dentale è una patologia dei tessuti duri del dente (smalto e dentina), che trasforma il tessuto dentale calcificato in tessuto rammollito e scuro ricco di batteri, creando così una comunicazione tra l’esterno del dente e la polpa (“nervo”) presente all’interno. Nella migliore delle ipotesi, se presa in tempo, l’eliminazione del tessuto cariato e il rifacimento dell’otturazione possono risolvere il problema. Se invece i batteri hanno ormai contaminato la polpa allora sarà necessaria una cura canalare (propriamente terapia endodontica, conosciuta anche come devitalizzazione) procedura che permette di conservare il dente naturale in tutte le sue funzioni, eccetto per la sensibilità al caldo e freddo.

Il dentista mi ha detto che devo rifare la cura canalare su un dente già curato dieci anni fa. Io però non ho mai avuto nessun problema… perché la devo rifare?2018-12-09T14:51:45+00:00

Non c’è necessità di ritrattare endodonticamente un dente se non c’è dolore, infezione interna o se la radiografia non mostra lesioni.
Anche in assenza di dolore, però, è possibile che un dente già sottoposto a terapia canalare presenti un’infezione al suo interno tale da determinare una lesione nell’osso intorno alla radice. Tale lesione, di riscontro piuttosto comune, è il granuloma. Non si tratta di un tumore, ma una reazione infiammatoria dell’organismo per arginare il propagarsi dell’infezione. In radiografia si presenta come un alone scuro intorno alla parte terminale della radice.

Queste lesioni croniche possono essere causate da una cura canalare incompleta (mancata detersione e otturazione dei canali per tutta la loro lunghezza), oppure da una vecchia ricostruzione del dente che col tempo ha lasciato infiltrare microrganismi all’interno. Spesso rimangono silenti anche per molti anni, talvolta raggiungendo dimensioni notevoli a scapito dell’osso di sostegno del dente. Possono riacutizzarsi occasionalmente con ascesso (dolore e gonfiore) che infine determina la perdita del dente. La terapia è un nuovo trattamento canalare (ritrattamento) che possa raggiungere gli obiettivi mancati dal primo. Un dentista esperto in Endodonzia ha la competenza e la strumentazione (microscopio operatorio, materiali e tecniche innovative) per minimizzare il rischio che un nuovo fallimento possa portare alla perdita definitiva del dente.

Mio figlio ha avuto un incidente col motorino. Ha sbattuto i denti davanti e ora si muovono leggermente. Al Pronto Soccorso mi hanno scritto sul referto: “Trauma dentale del 11 e del 21″. Che succederà nel tempo a questi denti?2018-12-09T14:51:03+00:00

Il riscontro del Pronto Soccorso va seguito da una visita specialistica di approfondimento diagnostico. Un dentista esperto in Endodonzia potrà valutare con strumenti ottici e radiografici e test appropriati la presenza di eventuali fratture dentali. Importante sarà anche determinare il danno subìto dalla polpa dentale, con prove di vitalità nell’immediato e a distanza di tempo dall’incidente. Spesso infatti le conseguenze del trauma possono essere indirette per lesione dei vasi sanguigni che alimentano la polpa. Se questa va in degenerazione il dente perde la sensibilità al freddo e nel tempo diventa di colore più scuro, aprendo il campo a una sequela patologica che porta a infezione, dolore, ascessi e gonfiore facciale e infine alla perdita del dente. La terapia è il trattamento endodontico (detto anche cura canale odevitalizzazione) che ha lo scopo di mantenere senza sintomi il dente traumatizzato con un intervento minimo e minimamente invasivo rispetto alle alternative. La prognosi è molto buona nella grande maggioranza dei casi, anche dal punto di vista dell’aspetto estetico e del colore.

Dove possibile, e specialmente se chi ha ricevuto il trauma è ancora in crescita, si cercherà di mantenere la polpa vitale con ogni mezzo. Non dimentichiamo infatti che la funzione della polpa è quella di far crescere in lunghezza e spessori la radice, crescita che si protrae anche dopo l’eruzione dei denti. I giovani denti permanenti, benché forniti di un aspetto e dimensione e colore “da adulti” (la parte esterna visibile, fatta di smalto, si forma per prima) hanno invece la radice ancora immatura e più fragile, in una fascia d’età in cui i bambini sono particolarmente esuberanti. Pur senza frustrare il loro dinamismo, è però opportuno adottare un minimo di regole di prevenzione per contenere il rischio di trauma ai denti che hanno appena sostituito i denti da latte. La loro compromissione porta all’interruzione della crescita radicolare (lunghezza e spessori) con fragilità permanente e ridotta aspettativa di durata.

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